Perché la stampa è in crisi? Facile, perché la notizia non vale più niente!

Sul web c’è un’offera smisurata di notizie gratuite, sempre disponibili. Perché si dovrebbe dunque pagare per avere l’accesso a una fonte?

A niente vale affidarsi al paywall se i contenuti sono generalisti; per i quotidiani mainstream generalisti non è dunque questa la strada….

I giornali oggi perdono lettori e con essi anche gli ultimi inserzionisti, quelli rimasti attivi dopo la crisi economica.

 

Giornali senza giornalisti

La reazione degli editori è tagliare i costi, ovvero i giornalisti. Così facendo piantano l’ultimo chiodo sul coperchio della propria bara. Perchè non si può fare un giornale senza giornalisti, neppure in formato digitale. Anzi, ancor meno in formato digitale. Col digitale si risparmia su carta e distribuzione, è vero, ma le competenze, la ricerca e la qualità dell’informazione costano. Ma questo non è ancora chiaro a tutti. Tanti infatti credono ancora nel valore  salvifico a buon mercato della rete.

Sì, perché per intercettare un lettore sul web e guadagnare la sua fiducia bisogna mettergli a disposizione informazioni di prima mano, approfondite e verificate.

Fatti e contro-fatti

Al di là dell’efficacia degli algoritmi, infatti, se si vuole generare un rapporto di fiducia coi lettori bisogna dare loro ciò oggi trovano con difficoltà e, se possibile, anche con una qualità superiore; analisi dei contesti, studio degli scenari, fatti certi. Fatti e contro-fatti. Perchè i lettori si sono accorti dell’esistenza di una bolla informativa, del paradiso artificiale generato dalla compiacenza dell’algoritmo che ti mette sullo schermo solo fatti coerenti con i tuoi “pregiudizi”. Si sono accorti, in buona sostanza, della parzialità dello scenario informativo che viene loro proposto.

L’algoritmo è solo una formula e può essere sfruttato anche al contrario. Come? Con la buona pratica del giornalismo che, come è noto, prevede che si debba dare spazio a diversi punti di vista, per rispettare il diritto all’informazione del lettore. In due parole fatti e controfatti. In una parola informazione.

Che l’algoritmo sia compiacente e abbia creato bolle informative, i lettori se ne accorgono appena parlano col vicino di casa, che sembra vivere su un altro pianeta, o quando sbirciano nel news feed di un dispositivo che non è il loro.

Oppure quando passa un mese da un fatto prima che ne abbiano notizia, ovvero fino a quando la stampa mainstream nazionale non se ne occupa. E’ il caso del fallimento Hanjin, passato in sordina presso gli editori nostrani, ma strapubblicato sulla stampa internazionale. Ma la bolla informativa non perdona e finché non digiti in inglese su Google Search, il tuo dispositivo resta relegato a quanto passa il convento degli editori nostrani, che ai fatti internazionali, com’è noto, è poco interessato. Ma questa è un’altra storia.

Sostenibilità

Dedicarsi alla produzione d’informazione di qualità costa. Generare una pluralità di contenuti mantenendo la necessaria verticalità richiede ricerca e competenze. Con quali risorse si paga un giornalista che sta su un fatto che va un po’ al di là dell’ordinario quotidiano? Se un’inchiesta richiede il tempo di un mese per un professionista e questa di riassume in 5 cartelle di testo e un servizio fotografico, come si rende questa produzione sostenibile dal profilo economico?

Pertanto la vera domanda a questo punto è – come si può arrivare ad avere di nuovo informazione di qualità in modo economicamente sostenibile?

Pubblico editore…

Qualcuno inizia a ventilare la necessità di restituire all’iniziativa pubblica l’onere di diventare editore. Vuoi vedere che la Rai può trovare in questo un nuovo natale e accedere ad una rinnovata identità?  Se non accadesse così sarebbe l’ennesima occasione mancata.

Sembra che non ci sia una via d’uscita. Che sia sia in una spirale inarrestabile. In parte è così…

L’attuale sistema dell’informazione sta per essere sostituito da un modello nuovo che si sta già delineando nella sua struttura. Che all’estero sia già così?

E se un giorno non fossero gli editori in senso stretto a rispondere alla domanda di informazione?

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